Una prima ricognizione a Sansepolcro, in visita per la seconda volta. Al museo, la Pala della Misericordia (150 fiorini allogati) risulta pressoché inaccessibile. Mal disposta, inavvicinabile per via dei cordoni a uso antisommossa, che tagliano a metà la sala e che sono disposti a più di quattro metri di distanza dalle tavole, cosa leggermente assurda. Il polittico è evidentemente scomposto e parzialmente in restauro. Le predelle da una parte, a destra, e i santi a sinistra. La luce è quella giusta per illuminare cavoli e salsicce, prima di cucinarli. A una tale distanza, e con tale smembramento, ciò che si riesce a leggere è meno di quanto si possa immaginare e più di quanto vorremmo far risultare a proposito dei ritocchi. La leggiamo considerando i longhiani precursori di Piero a partire dal Sassetta senese (Stefano di Giovanni di Consolo, di Cortona o di Siena?, lo pseudonimo Sassetta è dovuto a un errore settecentesco), che dipinge in lingua fiorentina a Borgo, cioè dipinge quel san Francesco e SS (oggi ai Tatti) che probabilmente ammirò il nostro autore in gioventù, specializzandosi nel suo particolare stile “spontaneamente arcaico”. Longhi si accorge dell’impossibile riporto a una genealogia86. Se le sue figure non si rifanno davvero ai buccheri o meglio ai canopi etruschi è difficile affermarlo perentoriamente, ma certo la “tersità” che emerge è unica. Piero, da subito, decide di interessarsi, attraverso le figure e le scenografie, agli intervalli. Il Polittico della Misericordia, è opera di lunga data, 1444-64 o 59? Madonna dall’“alto fusto scarlatto”, “gigantessa africana”, trecentesca, controluce. Centralità impaginata fra proporzione quattrocentesca e sproporzione trecentesca. L’Autore si appella ai fondi oro della tradizione trecentesca, ma la sua misura, qui perfezionata, accentua il valore e il portato prospettico dei fondi aurei. Insomma, potremmo ipotizzare che la prospettiva esistesse già anche con le sole dorature, senza bisogno di tirare linee. Kinesis, gestualità, apertura del mantello, avvolgimento, curva, ancora “vano bramantesco”, abside, nicchia, e infine “nitore e bellezza minerale”. Come nota Longhi, la misura di Piero è quella con cui il “tempulum spaziale veniva stabilito e circoscritto dall’augure antico”87. Forse, compare anche il suo autoritratto di scorcio, sotto il padiglione del mantello, fra i confratelli.

Sansepolcro, basilica di san Giovanni Evangelista, XI secolo, polittico: Resurrezione, santi e vita di Cristo, opera di Niccolò di Segna, 1348

Sansepolcro, basilica di san Giovanni Evangelista, XI secolo, polittico: Resurrezione, santi e vita di Cristo, opera di Niccolò di Segna, 1348

Qualcosa che va verso l’insegnamento di Masolino e qualcosa che viene dall’insegnamento di Masaccio: “Si trattava dunque, per i nuovi venuti in pittura, di concludere poeticamente in qual modo si dovesse abitare lo spazio torvo e ceco dove i piedi degli uomini di Masaccio avevano, per così dire, camminato per la prima volta”88. E porsi così la questione che viene chiamata “volume” nel caso del borgensis, “sintesi prospettica di forma volume”. Il maestro Tommaso detto Masaccio, la grande lezione offerta, non dal munus del luogo comune, ma dal suo Tributo.
Nell’altra grande sala, restano un frammento di San Ludovico da Tolosa e, finalmente, La resurrezione, che è invece in migliore stato e migliore luce; per qualche ulteriore miracolo, l’affresco si trova ancora nel suo sito di origine. Si tratta di un fresco e tempera indicato come post 1458 ante 1474. Si ha proprio la sensazione che tale opera si trovi nel posto giusto, nella città giusta, nel giusto istante di pacifica eternità. È il Cristo implacabile, da affrontare, che si fa largo fra chiunque osi avvicinarsi, compresi i soldati dormienti e forse piangenti. È un Cristo all’apice della battaglia, con armi in pugno e stendardo. Solenne, vittorioso, esuberante, fermo, spiazzante.