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Archivio Digitale Italiano è un progetto avviato nel 2001 grazie al contributo e alla passione di pochi. È interamente sostenuto da chi vi lavora e vi collabora. È quindi un progetto libero, un progetto intellettuale che non ha fini politici, economico-finanziari o religiosi. Dà perciò spazio a contributi di intellettuali e ricercatori, accoglie segnalazioni di eventi, mostre e pubblicazioni, da parte di enti privati e pubblici, qualora si tratti di proposte che costituiscono un contributo di civiltà.

L’opera attuale, opera di civiltà, si scrive lungo la tradizione. L’arte antica sta nello strato invisibile di ciascuna opera moderna che risulti nuova e sorprendente. Come facevano gli antichi? Interessa l’eredità della civiltà con le sue testimonianze.

L’equipe di Archivio Digitale

Pittore e scrittore marchigiano che si è formato nel Veneto, Taglioni vive e lavora a Milano e a Padova. Il progetto è quello di verificare costantemente la lezione degli antichi attraverso un’assidua lettura e di rischiare successivamente alcune reinvenzioni e formalizzazioni lungo un processo di astrazione. Fra le varie pubblicazioni, La materia, Dio l’arte, Spirali edizioni, Milano 2009. Di prossima pubblicazione, Il miracolo del Quattrocento: il nome, il tempo, la perfezione.
“Punto a una pittura che procede da un’istanza verista, un’istanza verista moderna, piuttosto che informale. Questi paesaggi e ritratti, come ciascuna opera d’arte, richiedono una lettura semplice. Opere che, ribadisco, sono più vicine al verismo, come approccio tecnico; più vicine al rinascimento, come ispirazione; e moderne per quanto cercano di restituire della lezione degli antichi”.
“Mi ritengo molto vicino al restauratore — perizia, cura, precisione — e lontano dall’approccio del professionista competente, avanguardista contemporaneo, performer, scandalista, spontaneista. Sembrerà assurdo, ma spesso un pittore è in realtà un restauratore. La spontaneità e la fantasia, nell’opera d’arte, sono luoghi comuni. L’arte, la tecnica. Rigore e follia dell’oggetto, non di chi presume di produrlo, cioè il soggetto”.
L’arte e la cultura non hanno  bisogno di soggettivismi ma di dispositivi di produzione, di testimoni, di lettori, di poeti, di cantori, di custodi, di promotori. A un’opera importa questo, infatti essa resta, mentre le idee, le intenzioni dell’artista svaniscono. E nella tradizione c’è questo, anche quando si tratta di qualcosa di inaudito, di mai visto, qualcosa che non è mai di moda, che non fa il verso all’epoca”.

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