EMMANUEL LÉVINAS, DIFFICILE LIBERTÀ (JACA BOOK)

In questo libro straordinario, l’Autore va oltre la filosofia. Da talmudista egli testimonia la sua esperienza, anche lungo la lettura dei suoi maestri, e ci esorta a leggere la Bibbia e il Talmud in ebraico cialis overnight delivery. L’Autore ci fa forse notare che è l’ebraismo a introdurre il non in occidente, una funzione che non è propriamente quella del discorso filosofico. Da qui anche un suggerimento intorno allo statuto dell’immagine: è forse totalmente tabuica?

“Il monoteismo ebraico non esalta una potenza sacra, un numen trionfante su altre potenze numinose che però partecipi ancora alla loro vita clandestina e misteriosa. Il Dio degli ebrei non è il sopravvissuto di dèi mitici. Abramo, il padre dei credenti, sarebbe stato – secondo un apologo – figlio di un mercante di idoli. Approfittando dell’assenza di Tereh li avrebbe infranti tutti, risparmiando il più grande per renderlo – agli occhi del padre – responsabile del massacro (…) Il monoteismo segna una rottura con una certa concezione del sacro. Non unifica né gerarchizza tali dei numinosi e numerosi: li nega”.

E in queste note avanza una nozione di altro, che, anche attraverso una prima enunciazione di “diritto dell’altro” non è quella di io ideale.

Questi scritti sono ricchissimi di enunciati intorno alla legge e all’etica. E infatti non c’è responsabilità di dio verso l’uomo, e allora può trattarsi di una responsabilità della legge? Legge che “non è un giogo”. Legge attraverso cui si enuncia anche la questione del desiderio e del suo paradosso, senza in alcun modo poter investire dio di una risposta possibile.

Lévinas forse ci dice che con l’ebraismo si tratta di un contributo essenziale alla scienza della parola e non di una sua secolarizzazione attraverso il discorso scientifico.