Occorre un breve preambolo prima di entrare nel merito di alcune riflessioni sulla guerra dei mondi e sul terrorismo, quindi vorrei partire da alcuni brani di Eugenetica e altri malanni, pubblicato in Inghilterra nel 1922, di Gilbert Keith Chesterton (1874-1936), scrittore stimato da Franz Kafka e da Anna Arendt, profetico e geniale. Di lui, che forse capì più di altri scrittori e giornalisti il frammentarismo culturale contemporaneo — frammentarismo che nel merito della questione islamica e nell’ambito dell’estetica contemporanea si può assimilare alle varie forme di eresia — Borges disse: “forse nessuno scrittore mi ha dato tante ore felici come Chesterton”.

Lucidità impressionante, in apertura del IX capitolo del suo Eugenetica e altri malanni dove l’Autore espone dettagliatamente i disastri di un’eugenetica in voga in Inghilterra e anche negli USA fra 800 e 900. Oggi, tale eugenetica è una continuazione della più nota selezione naturale darwiniana che viene definita da Chesterton “scuola del meglio morti” e, aggiungiamo noi, scuola del “ne resterà soltanto uno”.
Sempre secondo l’Autore ne deriva un’ideologia che propugna l’“inibizione della genitorialità immeritevole” e la “segregazione dei deboli di mente”, che divenne legge per tutti i defectives, che, per estensione legislativa, comprenderanno anche coloro che sono “privi di mezzi di sostentamento”.
La cosa che più inquieta è che l’estensione delle dottrine eugenetiche tutt’oggi non conosce confini e sta conquistando propaggini e addentellati in ambito zoologico e botanico (vedi il trattamento degli animali domestici e i catastrofici trattamenti che stanno alla base delle monoculture agricole).

Chesterton: “La formula fondamentale di un’epoca è sempre una legge non scritta, come la legge che è la prima di tutte le leggi, quella che protegge la vita dell’omicida, e non è scritta nel codice”. E, ancora, nella nuova era industriale democratica dei primi del Novecento: “Quando la polizia non può mettere in prigione un uomo innocente di aver fatto qualcosa, lo mette in prigione perché è troppo innocente per fare qualcosa. Non suppongo affatto che quest’uomo sia un idiota, ma posso credere che dopo il procedimento legale (penale) egli si senta più simile a un idiota rispetto a prima”.
Quindi in questo non ben definito stato democratico sognato dall’eugenetica poteva accadere e effettivamente accadrà che a un uomo “non si ordina niente, gli si vieta soltanto di fare qualsiasi cosa”. Insomma, c’è materiale in abbondanza per un’esplorazione ironica dell’era industriale, del socialismo, della democrazia e del capitalismo: “il capitalismo è una prigione corrotta; questo è il meglio che si possa dire del capitalismo. Ma è una cosa che si può dire a suo favore: perché un uomo è un poco più libero in questa prigione corrotta di quanto sarebbe in una prigione perfetta”.

Non avevo idea che “la tentazione diabolica” legata alle dottrine eugenetiche fosse così antica e soprattutto così radicata e diffusa tanto da sopravvivere al XX secolo e ripresentarsi nel XXI. L’Autore giunge a vere e proprie profezie: l’eugenetica diventerà strumento di selezione della razza, più che selezione naturale della specie, e strumento delle catastrofi antisemite che, in realtà, non si concluderanno con l’epilogo nazista, ma attecchiranno con varie applicazioni anche in questo secolo. Per esempio, con l’ereditarietà, con interventi invasivi sulle cellule umane. L’invenzione di una polizia eugenetica, di una polizia matrimoniale viene già ipotizzata dall’Autore cialis overnight delivery online. Insomma, qualcuno che veglia sulla cosa privata del cittadino e sulla sua “salute”.
L’ideologia eugenetica ottiene oggi notevoli successi applicando principi derivati dalla zoologia fantastica, che sono alla base del nostro contemporaneo marketing della normalizzazione nell’ambito di un sistema erede della rivoluzione dei lumi che mira al perfezionamento di una morale senza l’etica.

Improbabili e presunte autorità di ieri e di oggi in campo filosofico e scientifico difendono l’eugenetica: Harris, Singer, Bertrand Russel, Bernard Shaw sono tra quelli che Chesterton cita. Non ultimo un not luminare milanese psichiatra prima e oncologo poi che, in un’intervista, pare abbia preannunciato un’umanità bisessuale ispirata a una sorta di “modello unico” a partire dalla parità dei sessi e dalla “pulizia genetica” come ricetta per vivere fino a 120 anni. Vari altri istitutori nonché istituti di ricerca in quasi tutto il pianeta, sono tuttora impegnati in forme di violenza quali la clonazione umana, l’ibridazione, la selezione di embrioni e neonati, la ‘dolce morte’ di anziani malati, la kill pill, la sterilizzazione, la castrazione chimica, la salute riproduttiva, e via discorrendo.
Si ripropongono insomma le categorie – quasi sempre tramite eufemismi e mediante il non detto – che ruotano intorno alla tentazione diabolica di “diventare dio”, di decidere sull’uomo, di riprodurlo, in forma transgenica e eugenica, con un’immagine il più possibile ufficiale e consona al parossismo normalizzatore, arrivando anche a stabilire la certezza dell’origine della specie.
Tale ideologia della buona genetica prese forma – tralasciando alcune idee filosofiche di origine prettamente greca – nel XIX secolo e, precisamente, verso il 1865, allorché parenti stretti di Charles Darwin – in particolare il cugino Francis Dalton e successivamente il nipote Leonard Darwin – se ne interessarono. Oggi, per essere politicamente corretti, dovremmo togliere il prefisso eu- (buona) e chiamarla semplicemente genetica.

Ora, che la dottrina eugenetica sia in debito con la famiglia Darwin, effettivamente non ci dovrebbe meravigliare più di tanto. Neppure ci dovrebbe meravigliare che essa sia sorta in Inghilterra piuttosto che in Germania. In altre parole, la dottrina eugenetica è il “tentativo di ridurre in schiavitù” gli umani, in nome di una sempre rinnovata felicità scientifica, che consacri un definitivo ritorno all’origine, possibilmente darwiniana, edificata sopra qualche postulato del genere: tutti gli uomini sono malati, quindi è meglio prevenire che curare.
Come non evocare qui l’idea di produrre in vitro una chimera, un essere perfetto proprio perché androgino? E proprio quel governo che Chesterton ben qualifica con questo paradosso: “Il governo è diventato ingovernabile; ossia, non riesce a smettere di governare” introduce, all’alba del XX secolo, la legge per il trattamento dei “deboli di mente” in Inghilterra, con una serie di applicazioni sillogistiche ben spiegate dall’autore: “… se si dice che un malato di mente è irresponsabile, si sottintende che un sano di mente è responsabile. È responsabile per il malato di mente. E il tentativo degli eugenisti e di altri fatalisti di trattare tutti gli uomini come irresponsabili è la più grossa e marchiana follia filosofica. L’eugenista deve trattare ognuno, se stesso incluso, come un’eccezione a una regola che non c’è”.
Il postulato secondo cui tutti gli uomini sono malati si può altrimenti leggere per ipotizzare finalmente l’esistenza di un cittadino inglese sano di mente. Conseguenza inevitabile la creazione dello specialista della pulizia razziale e della pulizia genetica (e non stiamo parlando, almeno fino quel momento, cioè gli anni Venti, del dottor Mengele).

Traggo, a proposito dell’ideologia degli specialisti, un brano dalla postfazione del libro di Chesterton, brano agghiacciante, riportato come esempio di pazzia eugenista da Luigi Frigerio: “Francis Crick, scopritore insieme a James Watson della doppia elica del DNA, ha sentenziato che nessun bambino dovrebbe essere definito come essere umano prima di un test che ne determini il corredo genetico. Se non supera il test, si è giocato il diritto alla vita’. Giustamente Frigerio sottolinea a questo proposito che “La pretesa che la scienza abbia sgominato gli ultimi sussulti della metafisica ha così perduto ogni forma di umiltà e richiede il potere di vita o di morte sugli individui”.
Cosa dice dell’Inghilterra sotto la spada eugenetica Chesterton: “Noi ricorriamo al medico per salvarci dalla morte; ed essendo la morte, diciamo pure, un male, egli ha il diritto di somministrarci le pillole più strane e recondite che a suo avviso giovano a contrastare queste minacce di morte. Non ha però il diritto di somministrare la morte in quanto rimedio a tutti i malanni. E come non ha l’autorità morale per imporre un nuovo concetto di felicità, così egli non ha l’autorità morale per imporre un nuovo concetto di sanità mentale”.

Con il modello unico di riferimento eugenetico, modello androgino, si tratta dell’origine dall’uno, di quella dottrina un tantino totalitaria sull’origine della razza che sembrava conclusa con la fine del fascismo, del nazismo e dello stalinismo?
Chesterton scrive Eugenetica e altri malanni agli albori della nuova era industriale, proprio dove la storia vuole abbia mosso i primi passi. Egli considera lo stato industriale nascente come un mancato stato feudale e un mancato stato socialista, insomma un novello stato “servile”, stato di schiavi che però, contrariamente allo schiavo delle epoche più antiche, pur in assenza di libertà, non otterrà mai la certezza del vitto e dell’alloggio.

Critico anche rispetto alla novecentesca ideologia che riguarderebbe la libertà di parola per cui, di fatto, alla fin fine “siamo tenuti a parlare solo di cose irrilevanti”. Profetico quando, nell’Osteria volante, immagina un’Inghilterra del 2014 con un governo progressista e filoislamico che deve fare i conti (più che vietare) con l’uso di alcolici e che, in nome del multiculturalismo, impone la sharìa. Altra profezia rispetto ai pericoli incombenti (1930): non il bolscevismo, perché “il miglior modo di distruggere un’utopia è realizzarla”, ma il pericolo di “una sovraproduzione intellettuale, educativa, psicologica, artistica che, insieme con la sovraproduzione economica, minaccia il benessere della civiltà contemporanea. La gente sarà inondata, accecata, assordata e mentalmente paralizzata da un profluvio di esteriorità, che non le lascerà il tempo per il piacere, il pensiero o la creatività”.