Alessandro Taglioni

Macerata, giugno 2012

Opera ispirata al Battesimo di Maso di Banco (i sacramenti) 2012, olio su tela, cm 80x100

Opera ispirata al Battesimo di Maso di Banco (i sacramenti) 2012, olio su tela, cm 80×100

Da dove viene la pittura? Seguendo il filo di alcune citazioni – da Dante allo storico dell’arte Roberto Longhi –, siamo tentati di affermare che essa affianchi, dal Duecento, la scrittura.
Primissime opere pittoriche sono per esempio i codici miniati, il libro d’ore o la Bibbia di Corradino. Che dire poi della bellezza delle epigrafi etrusche o romane? Ecco la scrittura del ritratto mediterraneo: un po’ Etruria, un po’ Roma e Firenze. E la bottega fiorentina arriva a Milano, a Spoleto, nelle Marche e altrove. Nel Quattrocento si parlerà pienamente la lingua del Rinascimento.
La pittura rinascimentale procede dal cielo cristiano, dal testo cattolico, ma questo non vale forse per l’intera Europa? Potremmo azzardare che, oggi, la missione del lettore, dell’artista, dello scienziato sia di elaborare il lutto della decadenza seguita al Cinquecento, che ha condotto lentamente e inesorabilmente, sia pure con pregevoli eccezioni, all’estinzione laicista dell’intera tradizione estetica mediterranea. Ancora, con la pittura e la scrittura, si tratta di annotare, di leggere fino a intendere l’insorgenza e l’emergenza di un’altra lingua, una lingua non contemporanea, che non rispecchia l’epoca. Questa lingua non è ancora forse l’etrusco o la lingua di Dante? La pittura è anch’essa una lingua: lingua dell’oggetto, del ritratto, del paesaggio. Lingua senza semplificazioni e senza concetti. La pittura oggi è in debito di lettori e di scrittori, ma, sicuramente, è ciò di cui si tratta con il ritratto. Possiamo dire che il ritratto è la via regia delle arti e specificamente della pittura.

Il ritratto e il paesaggio, la scrittura e il sacro costituiscono i temi principali di ciascuna produzione artistica. Che si tratti di stratificazioni, di differenti stesure di pigmenti e differenti disegni, oppure di  getto d’inchiostro, nulla ha a che fare con la compositio.
Occorre approdare a una geografia dell’irrappresentabile e dell’insignificabile. Un altro dispositivo di scrittura dell’esperienza, per ciascun istante, con le sue infinite combinatorie, e come elaborazione culturale, traccia del percorso, memoria e invenzione.
La materia della pittura è materia della parola, procede dal testo e dalla sua cultura, in assenza di demiurgo: questa la lezione. Astrazione e figurazione si compendiano nell’intersezione tra il simbolo e la lettera, per approdare a una dimensione incircoscrivibile di scrittura e pittura.
L’arte postmoderna non esiste, perché non esistono il nichilismo concettuale e l’annichilimento performativo.