Terni, CAOS Centro Arti ex Opificio Siri, Piermatteo d’Amelia, Polittico dei Francescani, tempera su tavola, cm393x332, 1483-1485

Terni, CAOS Centro Arti ex Opificio Siri, Piermatteo d'Amelia, Polittico dei Francescani, tempera su tavola, cm393x332, 1483-1485

Terni, CAOS Centro Arti ex Opificio Siri, Piermatteo d’Amelia, Polittico dei Francescani, tempera su tavola, cm393x332, 1483-1485

Ancora verso sud, parentesi ternana, in realtà pellegrinaggio, dedicato all’opera di un garzone di bottega. Piermatteo di Lauro de’ Manfredi, nato ad Amelia intorno al 1448 e morto verso il 1506, uno dei pittori umbri importanti per questo Quattrocento, collaboratore di Lippi, che ha lasciato opere anche nella Cappella Sistina, autore che sta fra Antoniazzo e Signorelli, fra il centro umbro e il centro marchigiano, senza dimenticare Roma: la grande Pala dei francescani, il sontuoso polittico di Piermatteo d’Amelia, documentato e identificato in primis da Federico Zeri. Quest’opera gigantesca (1483-85) fu commissionata evidentemente per la chiesa più importante della città, San Francesco. È una sacra conversazione tripartita, con cimasa e medaglione, predelle con la passione di Cristo e tre registri di santi sulle cornici laterali. Fa riflettere circa le riscritture operate dal restauratore e così, anche in questo caso, l’effetto è straniante, dovuto alle tangibili freschezze cromatiche, icasticamente attuali. Istigano al piacere o al godimento? Si tratta dell’arco perfetto, a tre registri e conclusione verticale con i santi dipinti nelle lesene laterali e la predella. Le dimensioni importanti dispongono l’assoluta attenzione dell’autore per la sobrietà della sua scrittura e della sua narrazione, su fondo aureo.

(cit. A.T., Il miracolo del Quattrocento)

 

Piermatteo d’Amelia

Terni, CAOS Centro Arti ex Opificio Siri, Piermatteo d'Amelia, Polittico dei Francescani, tempera su tavola, cm393x332, 1483-1485, particolare

Terni, CAOS Centro Arti ex Opificio Siri, Piermatteo d’Amelia, Polittico dei Francescani, tempera su tavola, cm393x332, 1483-1485, particolare

Prima della fondamentale intuizione di Federico Zeri (1953), che assegnò a Piermatteo d’Amelia un gruppo di dipinti, fino a quel momento ritenuti di un anonimo maestro, convenzionalmente chiamato Maestro dell’Annunciazione Gardner, l’artista amerino – nato intorno al 1448 e morto dopo il 1506 – era rimasto confinato nella vasta schiera dei pittori “senza opere”.

La geniale intuizione di Zeri venne confermata nel 1985 dal ritrovamento del contratto di commissione della pala dei francescani, dipinta per la chiesa di san Francesco a Terni.

Formatosi tra il 1467 e il 1469 accanto a Filippo Lippi, in quegli anni attivo nel Duomo di Spoleto, Piermatteo dopo la morte di fra Filippo (1469), seguì a Firenze fra Diamante, il principale collaboratore del pittore carmelitano. Nella città toscana entrò in contatto con l’operosa bottega del Verrocchio. Subito dopo si pose a fianco del Perugino con il quale lavorò nella cappella Sistina (1480-81), progettando la decorazione della volta e partecipando, insieme con il Pintoricchio, all’esecuzione di alcune parti figurate come il Viaggio di Mosè e la Circoncisione.

Terni, CAOS Centro Arti ex Opificio Siri, Piermatteo d'Amelia, Polittico dei Francescani, tempera su tavola, cm393x332, 1483-1485, particolare

Terni, CAOS Centro Arti ex Opificio Siri, Piermatteo d’Amelia, Polittico dei Francescani, tempera su tavola, cm393x332, 1483-1485, particolare

Da questo momento la presenza di Piermatteo a Roma assunse il carattere di continuità. Non mancarono, tuttavia, viaggi in Umbria per soddisfare committenti autorevoli come l’Opera del Duomo di Orvieto (1480-81), gli agostiniani, sempre a Orvieto (1481), e i francescani di Terni (1483).

È in questa fase che il pittore si avvicinò all’arte di Antoniazzo Romano. Lo si vede, per esempio, nel polittico di Orvieto, oggi diviso fra Berlino, Altenburg e Philadelphia, dove “l’impianto apertamente monumentale con cui sono costruiti i sei personaggi sacri principali contro l’oro, sono una rielaborazione, sia pure intelligente ma quanto mai palmare, dello stile che Antoniazzo aveva inaugurato sin dal 1480 circa” (Zeri). Con l’elevazione di Alessandro VI al soglio pontificio, Piermatteo (1493), oltre a ottenere titoli e privilegi, venne coinvolto nella decorazione, purtroppo perduta, di alcune stanze dell’Appartamento Borgia. Nel 1497 fu nominato conservatore della città di Fano. Nel 1502 è ricordato come soprintendente alle fabbriche papali di Civita Castellana.

(cit., scheda museale)