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Le tavole iguvine, Gubbio

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Le tavole iguvine, Gubbio 2016-11-20T09:32:03+00:00

Project Description

Le tavole Iguvine
Il più lungo testo rituale dell’Italia antica

Rinvenute intorno alla metà del ‘400 nell’area del teatro romano di Gubbio, le Tavole Iguvine (dal nome antico di Gubbio, Iguvium) sono fondamentali per la ricostruzione della lingua umbra e per la conoscenza della società e della cultura materiale di questo popolo antichissimo che riconosceva in Gubbio uno dei centri religiosi più importanti. Le sette tavole bronzee rettangolari contengono circa 4300 parole incise su 12 facciate, messe su bronzo tra il III e il I secolo a.C., per conservare i testi antichissimi dei rituali ‘ufficiali’ degli Umbri. Non si possiede né in latino né in greco un testo liturgico contenente una tale molteplicità di dati.
Dal punto di vista linguistico, le Tavole costituiscono il corpus più esteso dell’umbro antico. Per trascrivere i testi sono stati utilizzati due alfabeti dell’epoca: il primo, etrusco, usato fra Perugia e Cortona; il secondo, latino, probabilmente di epoca sillana (inizi I sec. A.C.). In entrambi i casi si trovano adattamenti rispetto agli alfabeti originari, per trascrivere dei fonemi tipici dell’umbro, non presenti nell’etrusco e nel latino.
La scelta del bronzo come materiale scrittorio è legata al valore riconosciuto in antichità a questo metallo, che è per eccellenza il materiale pertinente al sacro, su cui fissare il ricordo-testimonianza dei riti. Attorno al sacrificio, infatti, ruotano le azioni più importanti della vita delle comunità italiche: l’aspetto politico, militare e produttivo (l’agricoltura e l’allevamento). Le Tavole attestano la ritualità della comunità umbra antica, fatta di cerimonie sacre con formule specifiche e una prassi fissata: tra queste, le cerimonie purificatorie della città e dell’esercito, i sacrifici dopo la rilevazione di auspici avversi e in occasione di particolari feste o momenti del calendario cerealicolo (ad es. il sacrificio del cagnolino viene svolto durante le feste Cereali del plenilunio). I riti sono eseguiti dagli officianti della confraternita degli Atiedii, che gestisce in un primo momento la politica delle diverse comunità unite in confederazioni, sotto la protezione di Giove, divinità del patto sociale. Successivamente, con lo sviluppo delle comunità in città, la confraternita mantiene solo la prerogativa sacra. Le Tavole, infatti, portano la traccia di rituali molto più antichi del momento della loro trascrizione su bronzo, come dimostrano le strutture sociali arcaiche, cui fanno riferimento e i segni della nuova realtà urbana.
(testo tratto dalla scheda museale)
Per approfondimenti, segnalo il volume Le tavole iguvine di Augusto Ancillotti e Romolo Cerri, Edizioni Jama, Perugia 1997.